Roberto Casati e la poesia - Coincidenze, ipotesi e navigazioni

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Recensione di Mario Santoro

Coincidenze, ipotesi e navigazioni
Pubblicato da Mario Santoro in Appunti e carte ritrovate · 25 Novembre 2020
Tags: Recensione


Il trionfo dell’amore nella poesia di Roberto Casati
Decisamente la poesia di Roberto Casati impressiona piacevolmente e colpisce per fa forza che la anima e la sorregge dal principio alla fine, ma anche per la capacità di far esplodere sensazioni, emozioni, vibrazioni utilizzando un linguaggio, attento alle sfumature, rigoroso e puntuale nella scelta terminologica, ricco di metafore efficaci e di sinestesie intense che sembrano affiorare del tutto casualmente, di illuminazioni che si manifestano con scoppiettii, mantenendo sempre viva la tensione emotiva, nella riproposizione di freschezza di immagini, ammantate di genuinità e di sincerità.
Il lettore, non solo non fa fatica nella lettura, ma, come rare volte accade, si lascia volentieri coinvolgere, condivide la bontà di certi passaggi, la ricchezza dei riferimenti, la chiarezza dell’esposizione, la tecnica della costruzione del verso, gli specifici riferimenti ritornanti, in una compartecipazione assai gratificante.
Il linguaggio ostenta padronanza e sicurezza senza spavalderia e, a tratti, sa farsi allusivo o apertamente chiaro e come addolcito, senza mai scadere nella mielosità o nella finzione e mantiene alla base una certa vigoria tanto nella creatività dei rimandi e dei richiami, che sanno proporsi come nuovi ed efficaci, quanto nella precisione degli elementi e nella iterazione di certe situazioni.
Il poeta privilegia la sintesi ed è, come sottolinea Nazario Pardini che lo conosce assai bene, cesellatore della parola che utilizza con estrema precisione per scelta consapevole rispettando certi dettami della poesia e non cede mai alla tentazione autolesionistica di andare oltre, di rimarcare idee e concetti, di abbandonarsi, di lasciarsi andare, insomma di compiacersi, anche quando la poesia tende a varcare i limiti della brevitas e si fa appena un po’ più conversativa.
Ed è davvero un bel modo di fare poesia!
Tanto più che la forma, mai scissa dalla sostanza, sa farsi accattivante e godibile e le parole suonano, acquistano il tono della musicalità autentica, e sanno realizzare condizioni di armonia, sicché si nota, sempre e ovunque, un senso di positività con assenza di malinconie pronunciate, di rimpianti di cose perdute, di sgomenti lontani e vicini, di forme di pessimismo, vero o di maniera, di amarezze su cui indugiare, quasi per compatimento o per consolazione, di distanti solitudini, di infanzie o fanciullezze irrimediabilmente perdute.
Roberto Casati, rifugge da tutto questo, anche nella sezione “Carte ritrovate” dove il linguaggio sembra, in qualche modo, mutare nelle direzione di un tono appena un po’ attutito e nella tendenza a farsi piano anche se resta sempre votato alla positività e alla non piagnoneria e tende a prospettive future possibili: “Una piazza adesso vuota / domani accoglierà un incrociarsi di mani, / di abbracci...”. Allo stesso modo il tempo, nel suo scorrere continuo, si fa vecchio eppure resta sempre nuovo: “Una carezza / come fosse vento ti insegue, / un battito di ciglia sposta lo sguardo, / ultimo / primo attimo del vecchio / nuovo tempo”.
E non c’è contrastività, se non apparente, tra ‘ultimo’ e ‘primo’ tra ‘vecchio’ e ‘nuovo’. Inoltre è sempre un tempo di intese forti, di sicurezze, di sentimenti veri, di dominio dell’amore: “Guardami / e riempi questo tempo / con graffi e carezze, // baciami / e stropicciami i pensieri / srotolando il cuore a nuovi margini”. E tutto ciò anche se, a tratti, subentra una sorta di quiete: “...un senso di pace stanotte / che il vento è poco più di un sorriso, ugualmente crescono le aspettative / verso una separazione di sguardi, / là dove le maree / si aggrappano ad una salvezza perduta”.
E così anche la dichiarata stanchezza del poeta non è rinuncia ma solo un attimo necessario a riprendere le forze: “…per essere pronto / domattina ad amarti ancora di più”.
L’amore, dunque, domina e campeggia incontrastato e sicuro, con le molte attestazioni dichiarate e le altre possibili, sovente, anzi in maniera preponderante, accompagnato dall’immagine variegata del mare, che diventa chiave di volta e resta un privilegiato luogo, o più propriamente posto, di ritrovo, di incontro, di congiunzione di anime e di corpi.
Il mare, a guardar bene, torna insistente con sfumature diverse e sovente con attribuzioni particolari e altrettanto spesso con richiami indiretti: isole, spiagge, lidi, località marine, porti, maree, elementi di bordo, ‘cambi di rotta’, ‘vele corsare’, ‘Isla Negra’, ‘naufragi’.
Ed è facile così ritrovarsi “sulla linea del mare, / abbracciati alle torri di guardia” ed ancora si può comprendere che “sulla linea del mare / è il fine di ogni tuo gesto”, ed altrove c’è quasi un’esplosione di sentimenti: “così ti guardo venirmi incontro, / nell’attimo che lascia felice il cuore, / nel caos dei sentimenti svelati a livello del mare” che risulta essere un grande custode.
Siamo al trionfo totale dell’amore che sotto i “giochi di luna oltre lo stupore” risulta evidente nel suo dominio incontrastato e prende i corpi e le anime “allungando sul mare ombre di vele notturne”.
E non mancano “brevi parole”, magari solo sussurrate o, in altre circostanze, gridate in libertà, e “sguardi lasciati indietro / a fermare le onde del mare”, ed occasioni per osservare il riflesso delle distese marine e notare la sottesa emozione negli occhi della donna innamorata: “mentre il mare dai tuoi occhi / scivola / oltre gli angoli senza più vento, / nel leggero transito delle parole / da Punta Arenas”.
E così il cuore resta sempre indomito fanciullo nel suo ardore vivo e capace di infiammarsi soltanto a “guardarti da vicino, / andare verso il mare”, ma sa essere anche quieto e come appagato per certezze che non hanno bisogno di conferme e che sanno allontanare finanche le possibili o inevitabili gelosie.
Risulta quindi normale “un senso di impertinenza / negli sguardi che ti accompagnano, / con il vento che spettina / i pensieri”; condizione che scaturisce, e non è cosa da poco, proprio da una sicurezza di fondo che appaga: “Tu sei dentro ai miei occhi, / come un sogno segreto / o un amore svelato e ancora c’è un senso di dolcezza / negli sguardi che ti inseguono”.
Amore e mare sono un po’ il filo conduttore ma compaiono anche altri elementi del corpo della donna che fungono da prepotenti richiami: fianchi rotondi, gambe che si accavallano nel gioco di un erotismo spontaneo ed accennato eppure evidente, seni rigonfi, labbra rosse, bocca da baciare ripetutamente.
Ed è uno scintillìo continuo, una sorta di crepitìo allegro, una iterata sensazione di bisogno di abbracci, capaci di appagare e al tempo stesso di non saturare il desiderio e di puntare decisamente alla pretesa di un prossimo attacco. Scrive il poeta: “Smarginando sul tuo seno, / in un respiro trasparente, / nel desiderio di ancora una volta naufragare”.
Ed è un naufragio che suona decisamente diverso da quello leopardiano e che torna a riproporsi: “Lascio il cuore sospeso a mezz’aria, / appunto di un naufragio sul mare venendo da nord est”. L’amore non è mai domo, arde nel cuore del poeta e lascia “tracce / sulle mie dita arrivate / per amore ad accarezzarti dolcemente; tutto questo” prima che cuore e mente non vengano travolti dalla “impertinenza delle tue gambe”, originata da un movimento delle stesse, appena percettibile, che ha la forza straordinaria e irresistibile di un ruggito come “un urlo di vento” e che obbliga a decifrare “il linguaggio senza parola / del tuo corpo”.
E ancora l’amore, in altre circostanze, con o senza riferimenti fisici, campeggia con la dichiarazione aperta, libera e definitiva: “Il mio amore sei tu, / sei il desiderio di sempre, / quell’emozione prepotente / che cerca la tua intrigante bellezza, / le trasparenze che svelano, / la necessità di starti vicino”.
E ci si accorge che della poesia di Roberto Casati si potrebbe parlare ancora a lungo e lo attendiamo con piacere ai prossimi lavori.

Mario Santoro

ROBERTO CASATI, Appunti e carte ritrovate, pref. Nazario Pardini, Guido Miano Editore, Milano 2020, pp. 88, isbn 978-88-31497-31-2.




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