Roberto Casati e la poesia - Coincidenze, ipotesi e navigazioni

Coincidenze, ipotesi e navigazioni
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Recensione di Elena Mignosi Picone

Coincidenze, ipotesi e navigazioni
Pubblicato da Elena Mignosi Picone in Appunti e carte ritrovate · 9 Febbraio 2021
Tags: Recensione


Certe volte la poesia è come il sogno. Ed è così quella di Roberto Casati in Appunti e carte ritrovate (Guido Miano Editore, 2020). Un sovrapporsi di immagini, le più disparate, che sembrano non avere nulla in comune e che invece forse, nel profondo del subcosciente, un punto in comune ce l’hanno, secondo una logica come quella dei bambini piccoli, o del sogno stesso. E così osserviamo l’accostamento tra la donna amata e la marea, tra l’amore e il mare. Sembrano non avere niente a che vedere la donna e il mare, o più precisamente il viaggio in mare, con la sua navigazione, i suoi naufragi e il suo approdo. Eppure, se ci riflettiamo, non è forse l’esperienza dell’amore come un viaggio in mare? Così scrive il poeta: “…All’ingresso del cuore / il nostro amore, / lascia tracce sulla marea…” oppure: “Sulla linea del mare / è il fine di ogni tuo gesto…” o ancora: “…Sorrisi di vento ti accarezzano, / accompagnando la sottile scia delle ombre / sulla marea…” e poi “…Tu sei il mio amore, il viaggio che da sempre ho cercato...”. E così ritroviamo il Nostro nelle vesti del navigatore: “Sono io Dragut il corsaro, / quello che per amore / ha attraversato l’ultima notte di vento…”.
Ogni attimo dell’amore vissuto è una tappa, lieta o triste, del viaggio. “…Adesso la notte sconfina, /…sulla spiaggia di Isla Negra”, oppure: “…e questo fare l’amore / ha il sapore del naufragio / a Capo Horn, più a sud delle maree”. E non può mancare la sfida al mare: le mitiche colonne d’Ercole, cioè lo Stretto di Gibilterra. “Ho guardato la notte inseguirti sulla linea del mare…” e continuando, prorompe: “…Il mio amore sei tu, / sei tu il desiderio di sempre / quell’emozione prepotente / che cerca la tua intrigante bellezza…”. Un leggero velo, fine ed elegante, di sensualità si stende su tutti i suoi versi.
Talora Roberto Casati gioca sui contrasti. Cosi troviamo certe espressioni che contengono una contraddizione, come per esempio: “Tu non sarai più mia, / eppure sarai mia per sempre”, o anche visto/non visto, presenza/assenza. Una alternanza di contrari che fanno pensare a momenti felici e a quelli bui. “…Io e te siamo / il gioco del visto / non visto”. Sembra proprio che ci sia una coesistenza di gioia, e pure di stanchezza, di solitudine. “…parole come pietre / rompono le ossa / spezzando la convivenza” e continua “…Perdiamo pezzi / dei nostri giorni, /siamo sempre più soli / in questo tempo / che si fa deserto e rumore...”. Insomma un amore nelle sue luci e nelle sue ombre.
Ora, scorrendo le pagine dell’opera, e immergendosi nell’atmosfera che suscitano i versi, viene come l’esigenza di trasporre la poesia in opera teatrale, perché si affaccia spontanea alla mente una scena, ben precisa, e che è sempre la stessa: la donna amata e il mare. Ma la scena sempre uguale è vivificata dalle emozioni che guizzano nell’animo del poeta. Quasi un teatro a sfondo psicologico, introspettivo.
Un amore, questo di Roberto Casati, nato ben trent’anni fa, ma che pur tra alti e bassi, è rimasto costante nel suo cuore. E il ricordo riaffiora sempre. In una sua visione, quasi riepilogativa, egli scrive: “Ti ho vista andare lentamente verso il mare, / trattenendo con la mano / gli attimi gioiosi e quelli stanchi...”.
Oltre che alla scena teatrale, la sua poesia fa pensare, per trasposizione questa volta nell’arte pittorica, ad un dipinto che ha come soggetto un notturno sul mare. Viene da immaginare una notte di luna sul mare blu. E in primo piano la donna amata con “l’azzurro chiaro” dei suoi “occhi.”
Ma il protagonista, in tutto l’insieme dei versi, è sempre lui, l’autore. È il centro, con il suo animo, nel quale rimane impressa come una impronta, l’esperienza dell’amore, vissuto in tutti i suoi aspetti, positivi e negativi.
L’opera risulta quasi un soliloquio. Come quel parlare con se stessi quando in una soffitta si scoprono “Appunti e carte ritrovate” come opportunamente recita il titolo.
E il tutto, l’intera l’opera, dall’inizio alla fine, mantiene costante, e a questo contribuisce anche lo stile, un’atmosfera di sogno. E anche la poesia si fa sogno.

Maria Elena Mignosi Picone

ROBERTO CASATI, Appunti e carte ritrovate, pref. Nazario Pardini, Guido Miano Editore, Milano 2020, pp. 88, isbn 978-88-31497-31-2.




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