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Roberto Casati legge KOLEKTIVNE NSEAE di Raffaele Piazza

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Roberto Casati legge KOLEKTIVNE NSEAE di Raffaele Piazza

Roberto Casati – Poeta
Pubblicato da Ivan Pozzoni in Libri di altri autori · Lunedì 14 Lug 2025 · Tempo di lettura 4 minuti
Tags: Recensioni
IVAN POZZONI
KOLEKTIVNE NSEAE
EDIZIONI DIVINAFOLLIA, 2024, pp. 60, € 12,00, ISBN 979-1280407702

Caro Ivan
ho letto la silloge KOLEKTIVNE NSEAE che mi hai inviato qualche tempo fa.  Devo dire che la prima sensazione che ne ho ottenuto sfogliando le pagine, prima ancora della lettura, è stata di pesantezza, dovuta soprattutto ai documenti di premessa di quello che per te è un vero progetto architetturale per una nuova poesia. In effetti sono dodici pagine certamente di non facile lettura, tanto più analizzati dal punto di vista di un semplice lettore di poesia.
Superato questa impasse, interpretato quella che è la tua visione, ho approcciato i testi poetici, che sono 27, in questo libricino che conta circa 60 pagine totali. Devo dire che è stata necessaria una lettura ed una rilettura di questi testi che sono per certi versi dirompenti, completamente differenti dalla poesia che si legge oggi, certamente agli antipodi di quella che è la mia poesia, visto che mi ritengo un lirico, per certi versi un vecchio poeta lirico.
Il linguaggio lo potrei definire da “metropolitana”, nel senso che si muove sulle parole correntemente utilizzate per il quotidiano e ne tira fuori un senso poetico, esemplificato da 0. Hyperversi:
Domandandoci, con candore, cosa ci sia accaduto di tanto strano
da farci rimanere, entrambi, a sacrificar fondi d’intonaco,
chiamandoci in ufficio, a mezzanotte d’un venerdì sera,
ci ritroviamo, all’erta, irti d’aculei erti
sulla bocca del cannone e dello stomaco.
che il futuro ci riservi cartastraccia,
imballata in bende di Linux
come vecchi faraoni tumulati coi nervi,
snervi, d’acciaio inox.
C’è dentro un grido non solo di resistenza, ma di combattimento, un urlo a volte disperato, che cerca di dare alla parola poetica un senso differente. Allo stesso tempo contiene anche attimi di fragile, consumata delicatezza, qualcosa di inaspettato, come in Bronchopneumonia:
Alle anime gemelle non occorrono due anime,
si scontrano come corpi nella concretezza della terra,
si scontrano sulle bollette da pagare, sui conti in rosso, su vite in bilico
Sei volata via come la brezza del fantasma di un amore fragile
lasciandomi il compito di rimettere insieme i cocci
a mettere in rilievo un attimo brillante di felicità
al tatto di un Dio che colleziona cadaveri e esperienze altrui,
a Milano, a Karlsbad, o a Milansbad.
oppure in Rino:

Non sono certo di riuscire a sopravvivere
dopo tanta sofferenza e dolore,
al massimo mi ritroveranno cadavere,
arrivando a sentire il mio cattivo odore.
La sensazione di sconfitta per l’essere umano del 2025 la si può ritrovare ad esempio in questi versi centrali di Siamo tigri di carta:

Responsabili e irresponsabili allo stesso momento
rogitiamo case come se dovessimo vivere in eterno,
non ci fidiamo a essere padri o madri e, con nonchalance,
adottiamo amori destinati a non sopravvivere un decennio
non vediamo l’ora, dopo una giornata, che il destino ci scodinzoli alla porta
e non ci rendiamo conto, allo specchio, di barattarci con tigri di carta.
e in tutto il testo di Rogito Ergo Sum di cui qui riporto solo alcuni brani:

la nuova parola d’ordine è investire sul mattone
che con il crollo delle borse inter-stellari ogni risparmio è un’illusione.
Se la banca ci concede un mutuo bisogna levare alti i nostri tedeum
e scaraventarci a scegliere tra un parquet o un linoleum
Lo Stato feudatario c’accorda lo ius primae casae
nuovi acquisti e ristrutturazioni sono adito d’ukase,
chi riesce, a fatica, a svincolarsi dal contratto d’affittanza
è bandito dalle liste del reddito di cittadinanza,
e avrà l’onore di finire a fare il barbone
con il culo sul divano davanti alla televisione.
Concludo questo breve resoconto di lettura con il finale di Mito-lògia:

Pensare, e continuare a farlo, minuscole divinità creatrici del divino,
mito-logiche chimere sbranate dall’occhio di giada della tigre,
senza mai afferrare i mille sensi della vita.
In fondo credo sia questo il senso della poesia: cercare pertugi nel tempo e nelle cose, sguardi di differente intensità che cercano di colorare le ombre, senza riuscire mai a catturarle ma con la pretesa, ogni giorno di riprovarci senza stancarsi mai.
*   Roberto Casati



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