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Recensione di Ninnj Di Stefano Busà a Coincidenze massime

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Recensione di Ninnj Di Stefano Busà a Coincidenze massime

Roberto Casati – Poeta
Pubblicato da Ninnj Di Stefano Busà in Coincidenze massime · Mercoledì 15 Mag 1991 · Tempo di lettura 4 minuti
Tags: Recensioni
COINCIDENZE MASSIME
Edizioni del Leone

Il dettato lirico sul quale si attesta la caratterizzazione testuale di Roberto Casati ha l'andatura di un canzoniere: una parola contraddistinta dalla piena dei sentimenti, una sorta di vena sotterranea che si riappropria del memoriale per farsi materia di canto, sottraendosi così alla dispersione o banalità di una coincidenza minima, passando perciò dall'oggettivazione emozionale all'immagine dell'anima.
Segni mai rarefatti, mai smorzati vi fanno capolino e si alternano ad una struttura univoca della parola che si fa aerea, si dilata in fantasia di pensiero.
Un "continuum" quasi labiale cioè soliloquiante e tenero, fatto di difese minime della memoria, affiora, non già come elemento transitorio o fuga dal banale, ma "in coincidenze massime" sulle quali far convergere le tematiche sempre presenti del significato amoroso.
La sua vicenda vive una sorta di dormiveglia monologante, al quale Roberto Casati perviene in una nostalgia mai velata o alterata da eventi futili e dispersivi, al contrario vivificati e resi strutturati sostanzialmente da un solidificarsi emozionale, che avvince e detiene il primato di sintesi gioiosa tendenzialmente idilliaca. E qui, che Casati si ritrova emotivamente vivo, concedendosi alla parola che sostanzia le immagini in una componenza serrata, fatta di luce e
di ardore, di speranza e fede. La cifra amorosa vive il suo potenziale narrativo nella favola delle forme sintattiche, nel ritmo di uno stupore mai rarefatto, spiumato o aereo, in sfumature e venature trasparenti:
"Ma ci sei tu in questa strada / Stanotte che la pioggia cambia i pensieri. / (pag. 36) Casati disancora le incertezze nella reinvenzione del modello sintattico, nel riappropriarsi dell'immaginifico. In preziosità stratificante predilige tinte tenui, annota ogni colore, ogni trama, ogni tratto di strada riconduce all'alveo schiumoso e denso del suo fiume. L'atto d'amare sta nella ricerca dell'oggetto amato e altro non è che la fonte ispirativa del suo porsi in poesia. Accende febbre, fuochi, giochi di luce il suo ardore e la fantasia sitibonda s'irradia di componenze festose, si avvale di riflessi morbidi giocati sulla superficie fluorescente della memoria/ricordo.
Lo stupore non lo sorprende, perché le cifre del suo momento emoziona le descrivono le sospensioni numeriche degli stati d'animo e battono una musica nuova sulla tastiera che ritma il suo canto, un po' prevertiano, affascinante e commosso.
L'amore, questo sentimento vessato e folgorante, lucido e perverso, sottile bramoso, gioioso o disperato, che danna e che sublima, in Casati ha la caratteristica di ingenua purezza, è stimolo e corpo, materia e struttura di forme ancora intatte. Ogni verso sa delinearsi sempre nuovo, evitando l'avvolgimento in spirale (molto facile nelle storie d'amore).
Non vi sono cadute di tono, il tema si ricostituisce e rivitalizza, esce fluido e spontaneo in segrete sembianze
semantiche che dalla meditazione pervengono al sogno, all'espoliazione del pensiero, entro cui il vissuto vivibile è trama di desideri, fonte del fantastico, traccia indelebile e materica che sublima il sogno visionario di ogni poeta.
Casati vi affonda l'ispirazione certo di trovare il modulo lessicale più ricco di 'humus'. Si concede alla parola amorosa con estrema mobilità di tratti e di equilibri 'in coincidenza massima' col testuale della parola rinnovata e profferta che in lui si rischiara di nuova armonia, nella modulare rispondenza che dirige l'elemento memorico: "Ho scoperto nel tuo sguardo / Il sorriso che mi fa tornare / ad essere poeta / ".
E ancora:
"Tu sei il vento della vita / Che cambia le cose e i sogni. / (pag. 16).
"Tu sei la mia vertigine maggiore ( ... ) / pag. 46.

"Oltre ogni parola / Questo sentimento / E trasparente come il tuo viso / riflesso nello specchio. /" pag. 47.

Ninnj Di Stefano Busà


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