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Recensione a Come armonie disattese di David La Mantia

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Recensione a Come armonie disattese di David La Mantia

Roberto Casati – Poeta
Pubblicato da Metaphorica in Riviste e blog · Mercoledì 03 Giu 2026 · Tempo di lettura 3 minuti
Tags: Riviste
Metaphorica
Semestrale di Poesia
Anno IV, numero 8, luglio - dicembre 2025

Recensioni
Roberto Casati, Come armonie disattese. Poesie (2020-2023),
Guido Miano, 2024, pp. 164, € 16.

Può l'amore creare un percorso etico? La raccolta Come armonie disattese di Roberto Casati rappresenta l'acme di un quarantennio dedicato alla parola, quasi un continuum degli elementi già presenti nella silloge d'esordio Amore e disamore (1984). Ne risulta un dialogo serrato, talora feroce, altre volte con punte di ingenuità, nello stesso tempo
conflitto morale e problema estetico. Le basi di questa nuova silloge, sin da subito, sono scavate nel rapporto con l'amore, in ogni sua forma, sublime illusione di stampo foscoliano, e con la Natura, quasi sempre percepita come location di purezza e perfezione e per questo sistematicamente soggetta alla minaccia esterna. Come ogni buona
mitizzazione che dir si voglia. L'amore, abbiamo detto, non può, in Casati, essere scisso da elementi erotici, di una sessualità vera, carnale e potente, eppure non pronunciata fino in fondo, come nel Gelsomino Notturno («Ciò che rimane è cuore ingenuo, / felicità inattesa, /impregnata d'umore / del segreto più grande»). In questo incrociarsi di immagini, si riscontrano frequenti risacche di senso, fino a perdersi nell'incomunicabilità.
In un ourobouros di parole che tornano trasformate all'origine. E così che nascono i soliloqui poetici, nel pendolo feroce delle relazioni, negli sguardi di sofferenza e umana pietà sulle tragedie contemporanee, nel chiedersi senza sosta se abbia senso attribuire un valore alle cose, nel dare vita alle memorie, nel trasformare la poesia in messaggi
in bottiglia da offrire a chi verrà. Se la poesia possa avere, fortinianamente, un nome.
Nulla è sicuro, dunque, tranne la scrittura, un approdo, qualunque esso sia. Si tratta nel complesso di liriche tese al superamento degli spigoli dell'esistenza, traversate in mare aperto alla ricerca di chissà quale valore, quasi da Ulisse dei nostri giorni. C'è il sogno romantico della scoperta, c'è l'avventura, c'è l'immaginazione che non può avere fine,
come in Giacomo Leopardi. Ci sono gli occhi dell'amore, che si trasformano in profezia di morte e di perdita, come già negli amatissimi Cesare Pavese e Pablo Neruda.
Delle quattro sezioni della silloge, la seconda si incarna in canti di fertile e talora disperante eticità, testimonianza forte e insieme esempio nobile di memoria storica. C'è l'idea secondo la quale la scrittura serva a mantenere ben viva la memoria, ma soprattutto a esercitare un sentimento di fraternità universale, di empatia verso le vittime di sciagure naturali o della malvagità antropocentrica. Come nel Recanatese, qui la denuncia della nostra comune fragilità diventa elegia pubblica, comune sentire, allegoria di un dolore, che, come nell'Umberto Saba de La capra, è uno e solo uno. Poesia come agire e come sentire. Questo valore pubblico e civile trova piena conferma nella chiusura della silloge, con un fulmen del poeta, quasi un manifesto di intenti: «Io credo che la poesia possa essere / l'anima più sincera della società, lo spirito / profondo della gente di buona / volontà, interessata al bene comune». Poesia orientata a fondare e fondere insieme etica ed estetica, come un unicum.
David La Mantia



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