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Versi in cornice - Poesie in mostra

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Versi in cornice - Poesie in mostra

Roberto Casati – Poeta
Pubblicato da Officine Culturali Romane in Riflessioni e letture · Venerdì 09 Gen 2026 · Tempo di lettura 2:45
Tags: Letture
Da sempre cerco la verità
in brevi dediche alla memoria
a tutto ciò che ricordo
e a tutto ciò che vorrei ricordare
se la mente non fosse corrotta

nello specchio leggo i vostri nomi
scorrendo con il dito la riga
leggo dai libri questa durata fragile
l’opportuno bagliore che svela
il prossimo colore delle ortensie

eppure è una selva di rovi quel che resta
senza più nulla da proteggere
nella notte che diventa giorno
nel vibrare che ricresce
sul ramo secco del gelso

così ti proteggerò a caro prezzo
quel che è stato rotto resterà brivido nella mano.

DA SEMPRE CERCO LA VERITÀ
I versi di Roberto Casati nel commento di Cinzia Baldazzi
Sebbene molti pensino o dichiarino che la verità "non esiste", e semmai esistesse non sarebbe possibile conoscerla, i termini verità e vero sono enunciati (o aspirazioni?) assai diffusi. In latino troviamo la veritas corrispondente al principio fondamentale, all'essenza, mentre il verum coincide con la conformità al reale, ai fatti, a un contesto specifico, a un preciso enunciato. Di quale genere di àXn0ea (alètheia-verità) Roberto Casati, in questi versi, è alla ricerca? Per il nostro poeta il valore autentico dei fenomeni o delle opinioni non equivale all'identità di quanto ipotizziamo. Sarebbe semplicistico, oggi in particolare, giudicare un evento giusto-ingiusto solo perché lo riteniamo tale: le «dediche» del ricordo, infatti, sono troppo «brevi», e la psicoanalisi da oltre un secolo ha aperto il varco dell'Io conscio screditando l'apparenza plausibile con la rivelazione di bugie, scambi, atti mancati, gesti involontari. I nomi dei Tózot (tòpoi) capaci di mentire si leggono «scorrendo con il dito la riga» e squalificarli implica un'energica scelta di coscienza, un'avventura psichica che, se non è ancora fonte di chiarore, genera bagliori di vita significativi: dobbiamo avere, con l'autore, il coraggio di "tradurre" l'esperienza personale, di essere all'altezza di convogliare il nostro sguardo interiore nei perturbanti termini compositi sinora conservati nel vissuto, nelle vicende provate, nascoste come in uno schermo oscurato. Si tratta, dunque, di un elemento di fatto condivisibile da rintracciare in chiave attinente a un'opera storica, a una lingua, a uno standard di gusto, a certi criteri estetici. L'obiettivo non è una vuota chimera indiscussa, passata oltre, chissà come, il relativismo contemporaneo che invece ha lasciato a Casati «libri» di una «durata fragile». Tuttavia, permane un «bagliore che svela / il prossimo colore delle ortensie», per sperare di cogliere un nucleo veritiero illuminante il quale, per dare spazio alla veritas, può coincidere con la rivelazione o lo svelamento del presente e, forse, del futuro.
Eppure, il cuore sincero delle cose, occultato nella «selva di rovi» di «quel che resta», non viene inghiottito in un concetto di evidenza assoluta, poiché la «notte» inoltrata presto «diventa giorno». Come possiamo scegliere se cercare nel buio o nella luce? Non ne siamo in grado, ma è sufficiente che nel «ramo secco del gelso» si protegga l'emozione della nostra esperienza nell'esplicito «brivido» di aver almeno tentato.



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