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Dalla mia libreria: Raffaele Floris ed Antonio Spagnuolo

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Dalla mia libreria: Raffaele Floris ed Antonio Spagnuolo

Roberto Casati – Poeta
Pubblicato da Kenavò in Riviste e blog · Mercoledì 10 Set 2025 · Tempo di lettura 2:15
Tags: Rubriche
Raffaele Floris – QUANDO PIPPO VOLAVA – Puntoacapo – 2025


“… Nell’operazione di Floris, invece, non si scorge nulla di completamente tragico quali gli addii di chi sta per andare al muro, bensì ritorni sperati all’amato, patrio e natìo suolo, lettere alla fidanzata e simili, quindi sempre una nostalgia che tradisce la fusione tra i due dedicatari tipo delle affettuosità: un desiderio del luogo abbandonato identificato poiché impresso e riconosciuto come origine, come l’età dell’innocenza messa purtroppo in sospensione …”  dalla prefazione di Paolo Pera.

Pippo – 1943

Prima, sin dall’autunno,
quando giungeva il buio,
fu Pippo Bed-Check-Charlie
che, attraversando il cielo

del coprifuoco, spense
tutte le luci. Un mito,
una leggenda, forse:
tende e finestre chiuse,

niente lanterne in casa.
Coi suoi fari notturni
fece gelare il sangue.
In cerca di un rifugio,

qualcosa per la notte
si sarebbe trovato
ma solo dopo ore.
Finché la mitragliata

segnò lo sfollamento
di tante e tante vite.
Poi solo case vuote,
stelle e granai deserti

per quel forzato esodo,
con gli zoccoli ai piedi
e miseri fagotti
pieni di poco o niente.


Antonio Spagnuolo – PIÙ VOLTE SCIOLTO – La Valle del Tempo – 2024


“Tramite la poesia è possibile esprimere quel fiume infinito di idee e di pensieri che investono la mente in maniera confusa e irrazionale, ma al contempo sublime, rivelando l'aspetto più genuino e introspettivo dell'io. È possibile offrire quel mistero incontrollabile che si propone quotidianamente come un abbraccio universale che traccia sospensioni dei sentimenti e tenerezze di musica. Con la consapevolezza veramente genuina che ogni manifestazione vitale si trasformi miracolosamente nella necessità di amare …” dalla quarta di copertina.

*

Leggiadra o singolare o repentina
s’adduce una sfrenata voglia
per qualche orma, nel rapido mutare
del sospiro, che torna a promesse
ormai illeggibili e sfalda le intenzioni.
Ecco le crepe da sanare riaffiorare
in vertigini malvage fra i gradini
che un tempo furono abbaglio.
Ad uno ad uno rinnovano ora calmi
i cento passi che trovammo insieme
nella mappa illusoria dell’abbraccio,
ad aspettare il cancello che preciso
apre al delirio.

*

Tutto intorno è silenzio ma la rosa
ha esplosioni disperatamente rosse
inchiodata all’attesa di chi spera
affinché sia aligero e corallo.
Senza tregua il distacco di misteri,
ormai sazi di voracità come le giuste
Erinni greche al tempo,
è ferita che persiste nella gola.
Perché la gelosia non mi attanaglia
ora che il nulla morde la tua carne?
Stringo la rosa, lacrima già mesta,
che deve cancellare ogni rimpianto.



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