Dalla mia libreria: Evaristo Seghetta e Silvia Gelosi
Evaristo Seghetta Andreoli - MORFOLOGIA DEL DOLORE – Interlinea Edizioni – 2015

“All’approfondimento interiore fa riscontro un linguaggio asciutto e chiaro, quasi che il poeta abbia trovato una via maestra per toccare il mondo, i sentimenti e le cose con originale e inconsueta misura”
dalla prefazione di Carlo Fini
XXXVIII
Ho raccolto olive e melagrane,
in cantina ho riposto olio frutta
e dolore.
Ho messo grate alle finestre
per ripararmi dalle tentazioni,
tagliando ogni contatto,
spegnendo ogni emozione.
Fuori ho chiuso il vento,
che sconquassa le querce
e i miei pensieri.
Così, a lume di candela,
ho ripreso la poesia prediletta,
quella del vivere in disparte,
quella dell’equilibrio perfetto,
vanamente cercato,
come ombra abbracciato…
E adesso, guidato dal lume
dei miei versi, vado per questa via,
che volge alla fine.
Immagino il confine della resa,
della bandiera deposta,
in questa guerra senza sosta,
che tutto travolge, tutto,
tutto cancella.
Silvia Gelosi – DISSOCIAZIONE ELEMENTARE – Arcipelago Itaca – 2022

“.. Da un lato c’è la vita che ogni giorno presenta il conto dell’insofferenza, della fatica, della perdita di quel sé che si sarebbe voluti essere e che ancora si vorrebbe; ma, d’altro lato, quello che ancora si vorrebbe, al cospetto del presente, dovrebbe essere altro, dirsi altrimenti ..” dalla prefazione di Gian Mario Villalta
Alle tre parti di me che, senza saperlo ancora,
hanno tenuto insieme la maglia, tutto il filo della trama
che negli anni ha perso l’orlo, diradando l’ordito.
[Questo scrivere che squaderna sopra ogni riga
aperta tra un respiro e l’altro mi tiene
un mondo breve
un giardino chiuso all’ombra dove l’acqua
resta ferma tra le crepe – terranera –
sottoroccia che mi scava.]
Questo stare lì ancora e ancora mi dici
ma tu non sai il mio dove e qui
la luce manca, l’angolo è un’ombra.
Piove settembre e ho meno fame
far da mangiare e non avere bocca adesso
si ingiallisce la pianta, muore alla finestra
lo scuro è qui dentro. Soltanto in cucina
tra il forno e il lavandino distinguo
il tempo tra una cottura e l’altra.
Le stagioni mi rincorrono sul retro
il ciliegio che non vuole, l’innesto è una ferita,
lo stesso spacco che non si chiude,
questo niente che mi copre.
Resto dove cado, dove invento l’antidoto per il veleno
il senso della fotografia, la promessa mai chiesta.
E mentre fingo la mia cancellazione
tutto torna terra per ricominciare
per imparare il silenzio a mani aperte;
portare il mio respiro di nuovo a casa.
