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Dalla mia libreria: Emanuela Capodarco e Mirella Vercelli

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Dalla mia libreria: Emanuela Capodarco e Mirella Vercelli

Roberto Casati – Poeta
Pubblicato da Kenavò in Riviste e blog · Mercoledì 14 Mag 2025 · Tempo di lettura 1:45
Tags: Rubriche
Emanuela Capodarco – L’OCCHIO DEL VENTO – Affinità elettive – 2017


“… Una scrittura, quella di Emanuela Capodarco, in controtendenza rispetto a questi anni, una scrittura decisamente lirica. Non c’è, però, alcun eccesso, alcuna forma di 'lirismo': non si scade mai nel patetico. Eppure le 'epifanie' (soggetto a me carissimo anche soprattutto come poeta) sono memorie dove il dolore si presenta con tutta la sua intensità: la morte dell’uomo amato, una perdita irrecuperabile che nessun’altra presenza potrà mai più colmare …”  dalla prefazione di Umberto Piersanti

Le giovani speranze

Nei temporali estivi
quando l’anima è sincera
sento il cuore risorgere da ogni
esitazione. Vorticosi si alternano
i giorni delle anime
inquiete. Insonni
le notti.
Ecco il ricordo in silenzio
invadermi, festoso
mai scalfito. È allora che sento la tua voce:
“Niente è come prima.”
Cambiano le stanze, i dipinti, rimane
il vuoto dei volti
che hai conosciuto dentro.

Ma la pietra preziosa
e immortale
risplende
nel tuo abito scuro
senza cravatta
mentre scendi le scale come allora
con i libri sotto il braccio, stretti
nella corsa eroica
del tuo giovane affanno.

1994


Mirella Vercelli – LA SOLITUDINE DEL PASSO – PeQuod – 2023



“Sostanza di questi versi è la meraviglia. Sono ooh stupefatti e impotenti, divenuti passo dopo passo punti fermi, illuminazioni, sulla via dell’apprendere la disciplina necessaria per accogliere il dolore, nella sua violenza e imprevedibilità…” dalla nota dell’Autrice

*
Si srotola la tela delle ore

vengono le smagliature
i falli le cimose
che marcano confini

a poco si rimedia. Il resto
è indelebile pecca
sul vestito.

*
Lo stelo che ti regge si assottiglia
e pure quanto peso regge ancora,
che punto fermo, per la mia deriva.

Più vieni meno più illumini la notte
dove vado a stento, segni la rotta
con lo sguardo soltanto, la presenza

ma è brusco declino, madre:
giorno per giorno cresce
la distanza.

Lidia 3
Vennero poi, con le divise linde
gli inutili strumenti
fecero quanto dovuto controvoglia
al tuo pallido corpo, e giovanile

aprirono le imposte sul tramonto
e l’anima se ne andò
dal letto sfatto, non vista
malinconicamente salutando.




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