Autenticità e riflessione sul valore intrinseco della poesia
Motivazione dell'incontro
Di quell’incontro, avvenuto il 27 novembre 2024, ho voluto riportare il commento scritto di uno degli alunni, Nicolò:
Penso che l’età contemporanea possa essere uno dei primi periodi della storia dell’uomo in cui si assiste a una svalutazione dei valori dell’arte, proprio come accade nell’epoca di cui siamo partecipi. La figura dell’artista e in particolare del poeta si è sempre più rarefatta; per questo motivo il confronto con Roberto Casati può costituire un punto di riferimento ed una possibilità di rivalutazione dei valori della poesia, che, nonostante io non la ritenga la forma più interessante di manifestazione artistica, ha sicuramente il maggior potenziale espressivo nelle mani di qualunque essere umano e in particolare di noi ragazzi, che stiamo vivendo un periodo di importante formazione personale. Ad essere la più grande prova di ciò è il racconto autobiografico di Roberto Casati: a dimostrazione che lo studio e la lettura di opere poetiche possa risvegliare nell’animo dell’uomo quella nuova curiosità e quel nuovo desiderio di espressione personale che nella nostra società si è sfortunatamente perso".
Paola Comelli, docente nella scuola secondaria di II grado.
Poesie presentate durante la sessione
DISAMORE
Farò girare le braccia e verrò a scoprirti
Saprò trovarti nella tua sincerità
Quando sai parlare con gli occhi
Cercherò di trovare
Un amore senza ricordi
(un ricordo senza troppi amori)
Vorrò non stare mai solo
Riuscirò a sorprenderti
Un passo avanti a me
Ti chiamerò nella piazza affollata
Ma non vorrai sentirmi.
Da Amore e disamore - 1984
NOTTE D’INVERNO
Nel freddo di queste sere
Il suo sorriso esce vittorioso
L’uomo che la guarda riesce a pensarla
Magari in mezzo alla piazza
La notte della prima neve
Lei ha gli occhi che dicono parole
Lei ha un rossetto forte sulle labbra
Che fa da contrasto al colore chiaro del viso
Cammina a mezzanotte e forse s’accorge
Dell’uomo seduto a guardarla
Gli piacerebbe salutarlo
E la notte porta la neve
Sulla piazza un velo bianco di crine
E la donna adesso non c’è più
L’uomo forse s’è addormentato
Davanti alla finestra e si sveglia
D’improvviso carezzato dalla luna
Dai portici verso il centro della piazza
Cammina veloce su tutti i suoi pensieri
La donna innamorata comincia
Il suo ballo alla luna e alla notte
Alla neve e alle stelle
E balla all’uomo che la vede dalla finestra
E l’uomo solo la saluta con la mano
Cercando il suo sguardo ma è troppo lontano
E lei non riesce a vederlo
L’uomo allora apre la finestra e grida
Alla notte il suo amore e alle sue parole
La donna si ferma e
Lo guarda e sorride
C’è la luna e la neve in questa notte
D’inverno che comincia un sogno.
Da Roma e Alessandra - 1986
FOGLIE AL VENTO
Verranno ancora i giorni dei gabbiani
E sentiremo un profumo di marina
Saremo la pioggia che scende d’estate
A rinfrescarci i pensieri
Ci sarà un vento
Che ci porterà cose antiche
Un cielo con un grande volo d’uccelli
Che ruba il profumo al tuo corpo
Nel mio cuore c’è la tua musica
Che riempie di sé tutto il cielo
A volte vorrei farla tacere
Ma esiste una realtà più vera?
Verrà il vento di questo giorno qualunque
E ti accarezzerà i capelli
Tutto avrà un nuovo sapore
Perché tutto sarà già cambiato
Sono foglie ciò che questo amore costruisce
Ogni giorno un sogno
Ogni sogno il tuo sorriso
Trattieni - amore - il vento che le disperde.
Da Coincidenze massime - 1988
L’IMPROVVISO DELLE VELE
La sorprendente sequenza
Di baci e carezze
Che mi corrompe il cuore
E colma del tuo profumo
Nella trasparenza
Della luna necessaria
Il vento cancella i limiti precedenti
Sull’orizzonte in leggero
Continuo spostamento
Sotto questo cielo
Schiacciato nell’intrigante
Gioco dell’amore
L’improvviso delle vele
Mi costringe alla resa
Davanti a questo buio
Che inabissa le navi corsari
Facendo di Capo Horn
L’angolo certo di naufragio.
Da Ipotesi di fuga - 1992
IL PERCORSO SEGRETO
I tuoi occhi sulle mie labbra
appese ai baci della luna
giocano con gli sguardi della marea.
Come dolcissime impertinenze
sulla fragilità della notte.
Il muoversi del vento sulle ipotesi del cuore
lascia tracce sulle mie parole.
Nelle imprecisioni svelate dall'eclissi
sulle tue gambe in evidenza.
Adesso che il profilo delle torri di guardia
segna la distanza dei tuoi fianchi dalle mie mani.
Dentro all'amore,
in equilibrio sul percorso segreto del tuo seno.
Da In navigazione per Capo Horn - 1999
*
C’è un senso di pace stanotte
che il vento è poco più di un sorriso
ad accarezzarmi le labbra,
adesso che ti guardo uscire dai miei pensieri
e in lontananza una musica
mi ricorda la stanchezza degli occhi.
Tracce di colore
avvolgono quel che resta del mio tempo,
nel grigio stanco che si muove lento
come la mia mano sul tuo seno,
definendo percorsi che proteggono
il senso delle parole.
Così, nel sentito dire delle parole
incontro i tuoi occhi e bruciano
gli attimi delle attese, come un silenzioso
andare e venire delle maree,
mentre bevo l’ultimo sorso
di un espresso ormai freddo.
Da Appunti e carte ritrovate – 2020
*
Così lentamente bianche
si muovono d’azzurro cielo
le nuvole, rubando lo sguardo
nei giochi silenziosi di fine estate.
Il sole brucia questo vento,
ciò che resta
è l’attimo ritrovato ieri.
Domani saremo già
così lontani da qui.
Da Come armonie disattese – 2024
*
Leggere carezze
di fresca mattina mi accolgono
ed un barlume di sole
spezza il raccolto silenzio
di passi lenti verso
il profumo del primo caffè.
Fragile si allunga
l’ombra del sole sulla pelle
mentre cerco nel nascosto dei rami
l’intreccio di parole
che arrivano preziose
all’intimità di un grido.
Così penso a quando bambino
nella distrazione del dolore
cercavo di intuire i singoli movimenti
il canto proposto dal merlo
arrivando così a definire
la profondità dei cerchi nell’acqua.
Da Oltre la linea dell’aquilone – 2024
*
C’è un vaso che raccoglie i vetri rotti
strappi del vento sulle bandiere
ferite lasciate sui muri
ho perso le voci che portavano ai giochi
è il momento di lasciarsi andare
al prossimo leggero piovigginare
resterò supino con lo sguardo nel silenzio.
Inedito – 2024
*
Nel gioco di agosto
eravamo parole in fila
in attesa di comprensione
fino a diventare pesci
con casa dietro gli scogli
nella sequenza di sguardi
che protegge la spiaggia dalle mareggiate
e così dimentica
quel profumo di corallo e glicine
misurando l’attesa dal prossimo temporale
quando il vento ci porterà via.
Inedito – 2024
*
Sdraiato sulla notte
contavi le stelle
sfogliavi l’orizzonte
con la pretesa di trovare la tua casa
giorno dopo giorno la ferrovia
spostava più in là il limite
fuggito dalla miniera per assenza cielo
sudavi per rendere dritta la strada ferrata.
Inedito – 2024
*
Il tuo sorriso protegge
negli occhi scuri il vento
arruffa parole tra i capelli
il tempo delle labbra baciate
colpito da proiettili vaganti
muore nel suono delle sirene
in un solco di lacrime
l’innocenza si perde tornando verso casa.
Inedito – 2024
*
Andare in bicicletta senza mani
la magia di stare in equilibrio
cercando la carezza del vento
come quando nel circuito sotto casa
all’ultimo giro alzavamo le braccia al cielo
in segno di vittoria
poi con la cartolina inserita tra i raggi
fantasticavamo di essere seduti su un motore.
Inedito – 2024
*
Nelle sere calde d’estate
la ragazza straniera mi accompagnava
per mille baci sul suo seno chiaro
al ritorno erano i tuoi giochi con le carte
a trattenere il passo verso la notte
a stravolgere le ore con segreti mai svelati
con il tuo mazzo truccato la magia era
far sorridere - senza parole – fante donna e re.
Inedito – 2024
*
Andavo per colline e mari
nel silenzio passi lenti tornando verso casa
corrotto gioco della marea sulle pietre
prodigio di terre ed acque sul giovane cuore
*che l’amore tinge e piega
**i fortunati che han visto l’aurora
così è cresciuta la ferita sul cuore
ancora oggi sanguina su quelle parole.
Inedito - 2024
*Pablo Neruda “Venti poesie d’amore ed una canzone disperata”
**Cesare Pavese “Lavorare stanca”
*
La città era più bella di come l’immaginavo
e vivendola dal suo cuore
respiravo ogni angolo con la lentezza dell’anima
la notte disegnava bagliori e stelle
tra Ponte Vecchio e Fiesole
baci abbracciati ai passi perduti sul Lungarno
non l’ho mai tradita e quando posso torno
a cercare quella ruga in più sul suo bel viso.
Inedito - 2024
TIPOLOGIA A: Analisi del testo poetico
Giovanni Raboni, uno dei maggiori poeti e studiosi italiani, è nato nel 1932 a Milano, dove ha vissuto sino alla sua scomparsa, avvenuta nel settembre 2004. Ha tradotto poeti come Baudelaire e Apollinaire, nonché l’opera di Marcel Proust, e ha composto scritti di critica letteraria. Poeta coltissimo, le sue liriche si caratterizzano per l’uso di un ampio spettro di registri linguistici, da quello più “parlato” e informale a quello “burocratico” dei politici o dei
verbali giudiziari, in cui si inseriscono momenti di riflessione dal tono volutamente appiattito. Qui si propone un testo tratto da Altri sonetti (Tutte le poesie 1949-2004, Torino 2014)
Che in tutto fra tutte suprema sia
la legge del mercato, che a lei deva
subordinarsi restando utopia
per sempre tutto quello che solleva
l’uomo da se stesso sembra alla mia
mente quasi incredibile. Ma alleva
menti per crederci l’economia
trionfante, fa che ciascuna s’imbeva
di quel credo miserabile e creda
a esso fieramente come al più santo
vangelo; e non ha scampo chi rimpianto
dell’altro s’ostina finché non ceda
di schianto il cuore a provare e di noia
trema dove per altri è ottusa gioia.
INTERPRETAZIONE
Raboni esprime la sua contrarietà a subordinare ogni cosa alla legge del mercato, eppure si rende conto che tale sentimento appare un’utopia, un convincimento minoritario e destinato alla sconfitta.
PARAFRASI
Sembra alla mia mente quasi incredibile che la legge del mercato si imponga su tutto e tutti, che tutto ciò che rende migliore il genere umano venga considerato insignificante e privo di concretezza. Ma l’Economia, nel suo
trionfo, educa menti obbedienti, crescendole nella fedeltà a quella legge miserabile e disprezzabile, a cui però le menti sono devote come se fosse il Vangelo; e non c’è salvezza per chi continui testardo a rimpiangere un
sistema di valori differente, finché il cuore non gli cede di schianto sotto il peso dell’oppressione di quella legge, che a lui causa tormento e fastidio mentre per gli altri è motivo di sciocca gioia.
ANALISI STILISTICA
Sonetto di endecasillabi con versi tutti parossitoni (piani) e schema delle rime ABAB ABABCDDCEE.
Il contesto fonetico è ricco di rimandi, con un tessuto di consonanze e assonanze (da notare l’allitterazione della sibilante ai vv. 4-5) che si sovrappone allo schema delle rime; tuttavia gli accenti degli endecasillabi sono fluttuanti.
Così facendo l’autore demolisce le cadenze tradizionali dell’endecasillabo, rendendo questo sonetto profondamente asimmetrico, anche per via dell’uso ripetuto degli enjambements in tutti i versi 1-13.
Da notare che il sonetto si regge su due soli periodi, con un posizionamento chiasmico delle proposizioni secondarie e principali: proposizioni subordinate/coordinate + sembra alla mia mente quasi incredibile (principale).
Maalleva menti + proposizioni subordinate/coordinate.
In questo incrocio di richiami lineari alla metrica tradizionale e di elementi anomali della stessa il lettore percepisce, ad una prima lettura, un senso di straniamento, che lo costringe a ritornare sui suoi passi e a ripetere la lettura
del testo; il ritmo è lento, chiama alla ripresa degli enunciati, ad una parafrasi attenta, ad una riflessione meditata.
Da notare il calembour ai vv. 7-8, rafforzato dalla posizione a cavallo di un enjambement: a evidenziare che l’Economia trionfante (cioè tutta presa dal mito di sé stessa come legge suprema) rende gli uomini simili ad animali
allevati in un recinto, cioè a persone non libere e tutte uguali, in un processo di omologazione valoriale e ideologica.
IL SONETTO IN ITALUA NEGLI ULTIMI ANNI DEL XX SECOLO
tratto e rielaborato da:
https://www.treccani.it/magazine/chiasmo/lettere_e_arti/Riflesso/Cataldo_riflessi_sonetto_Novecento.html
A partire dagli anni ’70 del Novecento, mentre si presentano nuovi movimenti letterari ( e vengono creati metri inediti per il racconto poetico, in Italia riemerge la forma del sonetto, emblema della lirica italiana sin dal lontano
Trecento. Benché ognuno lo rielabori e interpreti a modo proprio e secondo l’uso, un simile schema metrico, semplice e diretto nelle sue due terzine e due quartine, diventa un modello della poesia italiana del XX secolo. Come di solito accade, una tale ripresa della forma avrebbe implicato solo il mettersi in rapporto con la tradizione classica nonché con l’esperienza di Francesco Petrarca (1304-1374); in questo specifico caso, invece, finisce per determinarne l’inserimento in un circuito mai interrotto e che percorre a balzi alterni tutta la storia della letteratura italiana: si pensi, per esempio, ai petrarchisti del Cinquecento come Gaspara Stampa o Michelangelo Buonarroti; ad Alfieri, Foscolo, Carducci nel sec XIX; infine Saba nei primi anni del ‘900.
